Rivista specialistica sul podismo

Interviste, articoli tecnici, classifiche, foto, calendari podistici: questo e molto di più è Runners e Benessere, il mensile che dal 2003 accompagnata i podisti toscani e non solo nel loro sport preferito. E, per chi non si accontenta della carta, tanti approfondimenti anche sul sito www.runners.it e su Toscana Tv nella trasmissione Atletica e Podismo in Toscana, in onda ogni giovedì sera alle 22,20 sul canale 18 del digitale terrestre. Un punto di riferimento per gli appassionati di running e per gli organizzatori di manifestazioni podistiche, grazie anche ai servizi di speakeraggio, riprese video e comunicati stampa. Per saperne di più: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Con le moderne attrezzature è abbastanza facile avere un’idea dei chilometri che vengono fatti durante la settimana o durante il periodo specifico di preparazione per una gara rispetto a un’altra. Questo non significa che si debba fare un gran numero di chilometri per fare grandi risultati. Le grandi prestazioni sono sempre frutto della ricerca ottimale della quantità di chilometri fatta attraverso i vari mezzi di allenamento.

Apparentemente il concetto può sembrare di facile applicazione, ma non è così. La gestione delle quantità di chilometri e del rapporto con l’intensità alla quale sono fatti è frutto di un costante lavoro di conoscenza delle caratteriste di un atleta, che variano spesso molto velocemente. Uno dei problemi che incontro nel mio lavoro, soprattutto con i podisti forti, è gestire la quantità e la qualità dell’allenamento evitando l’infortunio. Siamo sempre sul filo del rasoio, basta poco e arriva la tendinite o lo stiramento o la bronchite. Ma, grazie al cielo, basta che tutto “fili liscio” per un periodo di allenamento sufficientemente lungo per garantire gli adattamenti organici e mentali ed ecco arrivare il risultato che al vostro livello significa fare il personale su una determinata distanza o battere quello lì o quella là che ci hanno sempre battuto.

balanced dietIl podista svolge uno sport di resistenza, in genere aerobico, che esige uno sforzo costante, prolungato e ben distribuito nel tempo, quindi subentra il meccanismo anaerobico lattacido e vengono sfruttate le fibre muscolari cosiddette “lente”.

Il runner ha ovviamente un consumo energetico più elevato rispetto alle altre persone; a maggior ragione non è conveniente consumare una quantità di alimenti relativamente grande in un unico pasto, ha invece bisogno di energie fresche, provenienti dai cibi. Quindi, di qualunque categoria sia, farà possibilmente 3 pasti principali (prima colazione, pranzo e cena), e 2 piccoli pasti intermedi (a metà mattina, a metà pomeriggio). 

Poiché è corretto concedere alcune ore di assoluto riposo all’apparato digerente, vi dovrebbe essere un lungo intervallo, almeno una volta ogni giorno, anzi, ogni notte; pertanto, la cena non dovrebbe essere consumata troppo tardi. In questo modo si garantisce anche un sano appetito per la prima colazione. 

La Mezza maratona (21,097 km) e la Maratona (km 42,195), sono il simbolo dello sport di resistenza; collassi e abbandono della gara, accadono quando il nostro organismo arriva in pratica a esaurire, in uno sforzo prolungato, tutte le scorte di carboidrati (glucosio trasformato in glicogeno e accumulato nei muscoli e nel fegato). Chi è bene allenato riesce ad attingere con maggiore facilità alle proprie riserve, utilizzandole quindi al meglio, durante la maratona, ricorrendo anche agli acidi grassi per conservare una parte di glicogeno per lo sforzo finale.

night runningSon le 4.30 ormai non ho voglia di dormir... questo un passaggio della celebre canzone Acqua azzurra acqua chiara di Mogol/Battisti. A quell’ora, ma anche prima, potrebbe scatenarsi nell’animo del corridore una voglia strana, e più precisamente, vestirsi da running, uscire per strada e correre; sicuramente un’idea per le mezze stagioni, ma soprattutto per la stagione calda. Un modo per correre distanti dal caldo, dai rumori del traffico e magari per ritrovare intimità. 

Una soluzione fuori dall’ordinario, estrema, forse provocante, ma perché no? 

Sono nate negli ultimi tempi iniziative di corse collettive all’alba e dai racconti dei partecipanti c’è uniformità nel dire: cosa c’è di meglio che iniziare una giornata lavorativa già ben rodati, di buon umore e con la pratica allenamento già sbrigata? 

Come per ogni allenamento, bisogna però adottare strategie consone per presentarsi all’appuntamento in condizioni di sufficiente freschezza per compiere la seduta.

Da diversi anni quando arriva l’estate cerco di stimolare i podisti che alleno a correre su terreni diversi da quelli sui quali corrono di solito. Con la bella stagione, si respira aria di vacanza anche stando a casa. Quindi se possibile invito i podisti a “staccare” le gambe dai soliti tracciati abituali e andare a cercarne altri diversi dove sia possibile trovare dei saliscendi e addirittura dei tratti di sterrato. Pochi giorni fa, con una ventina di podisti di tutti i livelli, ci siamo fatti un bel giretto di una decina di chilometri correndo nelle colline che circondano Firenze. Il gruppo era eterogeneo: il più forte era Federico, ma c’era anche Rossana, tenacissima non ha mollato mai, ha corso sempre anche sulle salite più impegnative. Nonostante la diversità di livello a ogni incrocio il gruppo si ricompattava, i primi andavano incontro agli ultimi. Così facendo siamo arrivati tutti insieme al punto di partenza.

Ci sono allenamenti che concettualmente valgono doppio. Ciò avviene quando si vanno a cercare condizionamenti di duplice natura. Riportandolo in sigle si potrebbe dire P.A. + R.L. e cioè potenza aerobica + resistenza lattacida. Questi allenamenti ho cominciato a conoscerli con maggior precisione a inizio degli anni ’80. A quei tempi c’era fermento sul versante della metodologia applicata al miglioramento della cilindrata aerobica e cercavo di indagare sulle metodiche che portavano a vincere i nostri mezzofondisti sulle piste di tutto il mondo. Il sapiente Rondelli svelò in un numero della rivista Jogging dei primissimi anni ’80, che proponeva al suo alfiere Alberto Cova, una prova iniziale di potenza aerobica seguita poi da serie su ripetute medie. Un esempio può essere: 3000 o 5000 metri al ritmo del record personale sui 10000 m seguiti da un recupero di 6/8’ + 10x400 metri al ritmo del personale sui 3000 metri con recupero di 1’. Sono allenamenti molto faticosi e senza la forte collaborazione dell’atleta rischiano di non essere portati a termine. Tuttavia sono lavori di sintesi, propri del pre agonistico che mettono in poco tempo in grande condizione di forma. Chi ha la fortuna di avere compagni di allenamento disposti a dividere la fatica o a fare da lepre, è senz’altro facilitato.