runHigh

Ancora oggi qualcuno mi dice: “Non correrò mai, a me non piace correre”. Questa me la sono sentita ripetere un’infinità di volte, da uomini, da donne, da sedentari, da praticanti altri sport. Basta guardarsi intorno per capire che dimensioni abbia raggiunto il fenomeno del running. A qualsiasi ora del giorno e della notte è facile imbattersi in qualche runner. Senza voler essere troppo semplicistici: la gente corre perché sta bene. Infatti basta uscire e correre per 30-40’ per sentirsi “in pace con il mondo”. Una volta “rotto il ghiaccio”, anche gli acerrimi nemici della corsa, si sciolgono come neve al sole. Per chi inizia a correre, spesso diventa una necessità talmente forte da non poterne più fare a meno. Mi vengono in mente figure di runner con più esperienza e anni, disposti a fare di tutto pur di uscire a correre almeno 20’. La pratica della corsa, ormai è risaputo, crea innumerevoli vantaggi sul piano della salute sia fisica che mentale. La corsa, soprattutto a livello amatoriale, aiuta a tenere sotto controllo la pressione arteriosa, il diabete, il colesterolo, il tono dell’umore.

Il runner, quando riesce a praticare la sua attività, si sente bene: è riflessivo, allegro, frizzante. Quando però non è previsto uscire a correre o ci sono dei motivi di vario genere per cui dev’essere cancellata l’uscita, noi podisti, mi ci metto anch’io, siamo assaliti da sensi di colpa, dalla paura d’ingrassare, o di aver perso tutto quello che era stato ottenuto con l’allenamento fino a quel momento, di fallire la gara per la quale ci si stava preparando.

 

In questo giorni mi è capitato di leggere l’articolo di Davide Bilancetti intitolato “L’esercizio fisico come la marijuana”. L’autore dell’articolo definisce il “Runner’s High”, in italiano lo sballo del corridore, come la sensazione di benessere causata dalla pratica regolare e piuttosto intensa dell’attività fisica e in particolare della corsa. Questa bella sensazione che proviamo quando andiamo a correre è stata associata all’incremento della produzione di beta endorfine, neurotrasmettitori con poteri analgesici scoperti negli anni ’70. L’autore dell’articolo cita uno studio della qualificata università di Heidelberg in Germania e Mainz che dimostra come le beta endorfine siano molecole troppo grandi per attraversare la barriera ematoencefalica, e quindi non siano le vere responsabili del benessere causato dalla corsa.

L’attenzione dello studio si è rivolta alla molecola cosiddetta “della beatitudine”, l’anandamide. Il suo livello infatti aumenta con la pratica sportiva e in particolare con la corsa. Questa sostanza è uno dei principali endocannabinoidi che superata la barriera ematoencefalica può legarsi al principio attivo della Cannabis noto come THC o Tetraidrocannabinolo. In pratica secondo questo autore andare a correre è (quasi) come farsi una canna. Ecco spiegato perché quando corriamo ci sentiamo così bene. Quando scherzando ai runner che non si vogliono fermare nemmeno un giorno dico che sono “tossici”, secondo queste ricerche non sbaglio.

Il processo di allenamento per essere efficace e dare dei risultati deve essere organizzato in modo razionale. Uno dei modi quindi per tenere sotto controllo la voglia di correre è quello di ascoltare bene i messaggi del corpo. Quando ad esempio si nota che nonostante qualche problema fisico non si riesce a star fermi questo è pericoloso. È il momento in cui viene prodotta troppa anandamide si perde il controllo della nostra volontà. Si vive il conflitto fra voglia di correre e necessità di stare a riposo. Sensazione non bella che può provocare un infortunio.

In questi casi correre non è più solo un divertimento, ma una necessità talmente forte che può rischiare di mettere in discussione rapporti interpersonali, di famiglia, di lavoro proprio perché si arriva a vivere per correre, non più correre per star bene. La forza di noi runner è proprio quella: riuscire a ottimizzare al meglio il tempo da dedicare alla corsa per renderlo positivo ai fini del raggiungimento del nostro equilibrio psico-fisico. Noi runner non siamo dei drogati, ma degli innamorati del nostro sport. Se vogliamo che l’unione fra noi e la corsa sia eterna, prendiamo coscienza di noi stessi e dei segnali che ci invia il corpo avendo il coraggio quando è il momento di fare qualche giorno di riposo senza viverlo come un dramma. 

 

Buon divertimento.